

69. Il fascismo e l'istruzione: la radio per le scuole.

Da: A. Papa, Storia politica della radio in Italia, secondo, Dalla
guerra d'Etiopia al crollo del fascismo 1935-1943, Guida, Napoli,
1978.

Per controllare e asservire alle finalit del regime il sistema
culturale, le autorit fasciste si avvalsero anche dei nuovi mezzi
di comunicazione di massa, quali il cinema e la radio.
Quest'ultima venne utilizzata anche nel campo dell'educazione
scolastica, come ci documenta nel seguente passo lo studioso
italiano Antonio Papa. I programmi destinati alle scuole
elementari erano incentrati prevalentemente sulle gesta degli eroi
popolari della storia nazionale, sulla vita grandi santi e sul
ruolo dell'infanzia nella realt sociale fascista. Le trasmissioni
dedicate alle scuole medie si occupavano di storia e di musica, ma
anche di attualit. Nonostante il relativo successo che queste
trasmissioni riscuotevano presso gli alunni, il fascismo si
impegn molto per promuovere la radiofonia scolastica, con il fine
evidente di realizzare un sistema educativo.


L'impegno maggiore dell'Ente Radiorurale era rivolto [...] alla
scuola. I programmi scolastici non avevano subito sostanziali
modificazioni rispetto al passato. Storia, religione e attualit
costituivano ancora il nerbo delle trasmissioni per gli alunni
delle scuole elementari delle campagne. Gli argomenti di storia
erano scelti secondo la pi consolidata tradizione nazionalistica
e secondo una visione rigidamente elitaria delle forze motrici del
passato. Ai grandi demiurghi si preferivano tuttavia gli umili
eroi dalle provenienze popolari e anonime. Far capire che la
Storia non  fatta solo dai grandi, ma anche dalle masse anonime,
vuol dire far crescere i bambini nella convinzione d'una loro
funzione e d'una loro responsabilit individuale. Nessuno vive
fuori della Storia. Da chi guida il popolo, a coloro che gli
obbediscono e lo seguono, tutti sono nella Storia e la fanno
giorno per giorno. E' una consapevolezza che bisogna diffondere
specie nelle campagne. Il fante contadino che impugni il fucile e
la vanga coopera vivamente, fortemente a formare il destino, la
Storia della Patria [da La Radio Rurale, 25 ottobre 1936]. Il
che, lungi dall'esaltare il protagonismo delle masse, ne rimarcava
il ruolo subalterno. Non a caso Pietro Micca, Enrico Toti, Gian
Battista Perasso e i fanti silenziosi della prima guerra mondiale
erano i protagonisti delle trasmissioni di storia. Gli eroi
leggendari del risorgimento erano ripresi nei loro atteggiamenti
di rinuncia al radicalismo e di adesione alla egemonia moderata.
Al Garibaldi dell'epopea liberatrice del Sud si preferiva l'eroe
di obbedisco. Naturalmente non mancavano i giganti della
leggenda: Ettore Fieramosca; cos come non mancavano i personaggi
dell'epopea romana. Di solito i programmi erano riluttanti a
inseguire gli avvenimenti pi recenti, a parte la replicatissima
radioscena della marcia su Roma. Particolarmente taciuto il
dopoguerra, se non nella visione di una realt sconfitta come
appariva in una radioscena sullo sciopero dell'agosto 1922.
Il secondo filone centrale dei programmi per le scuole elementari
rurali era costituito dalla religione e in particolare dalla vita
dei grandi santi: San Benedetto e San Francesco. Il primo era
esaltato nel confronto tra la civilt cristiana e il mondo
barbarico. Del santo di Assisi si rimarcava il passato di buon
soldato e il ruolo di interprete genuino della vocazione
caritativa della Chiesa. Non mancavano episodi del Vangelo: la
parabola del figliol prodigo era presentata in una radioscena di
esaltazione della famiglia patriarcale.
Il terzo tema dominante dei programmi radiorurali era nutrito di
episodi che rimarcavano il ruolo dell'infanzia nella nuova realt
sociale fascista. Nella radioscena Infortuni sul lavoro era
esaltato il sistema previdenziale fascista, lo spirito di
collaborazione tra le parti sociali e soprattutto il carattere
generosamente aclassista dei rapporti tra i giovani.
Nell'anno scolastico 1938-1939 il ministero dell'Educazione
Nazionale registrava la presenza di 2.715.728 alunni all'ascolto
delle trasmissioni rurali. Le condizioni ambientali delle
audizioni erano migliorate, ma non ancora soddisfacenti. La media
di 79 alunni per diffusore era eloquente. N mancavano le
resistenze di numerosi maestri diffidenti o scettici verso le
innovazioni della radiofonia scolastica. [...] La aggressione alla
mentalit tradizionale era sollecitata dalla stessa autorit
fascista, quando questa esigeva il superamento delle vecchie
componenti fantastiche delle trasmissioni rurali. Le fate, i
maghi, i gusci di noce tirati da farfalle, i tappeti volanti [...]
vanno sostituiti da generali, esploratori, navi, treni, aeroplani,
sommergibili [da Il Popolo d'Italia, 28 marzo 1937]. Erano i
nuovi modelli dell'Italia industriale e imperialista che venivano
proiettati sul mondo rurale. [...].
Sullo scorcio degli anni Trenta si svilupp anche la radiofonia
per le scuole medie. Promotore dell'iniziativa fu Giuseppe Bottai,
ministro dell'Educazione Nazionale dal 1936 al 1943. Presso il suo
ministero fu istituita nel settembre 1937 una commissione
permanente per lo studio dei problemi politici e didattici della
radiofonia scolastica, presieduta da Ezio Maria Gray. Nell'anno
scolastico 1937-1938 ebbe inizio il primo ciclo di trasmissioni
per le scuole medie. Le trasmissioni erano messe in onda dalle
9.45 alle 10.15 del luned e del venerd e diffondevano programmi
differenziati per i corsi inferiori e superiori. I contenuti delle
trasmissioni erano costituiti prevalentemente da corsi di storia e
di musica, anche se non erano infrequenti conversazioni politiche
e di attualit. Tra i temi pi trattati: le realizzazioni del
regime e i doveri scolastici della giovent. Non mancavano le
radioscene sull'autarchia, le conferenze sulla politica estera, le
lezioni sull'unit della lingua italiana. Furono messe in onda
letture di brani di Leopardi, di Alfieri e di D'Annunzio. Le
autorit scolastiche esaltavano il compito formativo della radio
nelle scuole, presentata come una sorta di nuova macchina
dell'attenzione, che provocava rapidi processi di assimilazione
culturale, ignoti nel passato.
Ma la realt era inferiore a queste affermazioni. E' vero che le
condizioni dell'ascolto nella scuola media erano assai migliori di
quelle delle scuole elementari: meno di trenta alunni per
diffusore. Ma  anche vero che il numero delle scuole secondarie
dotate di apparecchi era assai scarso. Non mancarono i progressi.
Dai 1493 diffusori dell'anno scolastico 1937-1938 si pass ai
16.852 posti di ascolto nel 1939-1940. Ma i comportamenti degli
alunni durante le trasmissioni, a parte la prima curiosit del
momento, erano caratterizzati da un sostanziale disinteresse. Non
mancano testimonianze di atteggiamenti assai poco rispettosi di
fronte alla solennit con cui si cercava di circondare le
trasmissioni. Era una puntuale smentita a quanto affermavano i
responsabili delle trasmissioni scolastiche, i quali proclamavano
che l'uso della radio nella Scuola ha portato un notevole senso
di elevazione disciplinare delle scolaresche. Del resto anche in
seno ai vertici del ministero dell'Educazione Nazionale non ci si
nascondeva lo scarso successo di alcune trasmissioni e in
particolare delle letture dei brani letterari, che avevano destato
pi stupore che interesse, o delle lezioni sull'unit della
lingua che lasciarono indifferenti gli alunni.
Ci nonostante, l'impegno del regime nel promuovere la radiofonia
scolastica fu notevole. Esso denotava una volont di realizzare un
sistema educativo centralizzato, diretto a far convergere verso lo
stesso alveo i canali diversi della cultura scolastica. Il
tentativo, gi realizzato con altre finalit in molti paesi di
Europa, avrebbe dovuto estendersi anche all'insegnamento
universitario, ma non ebbe realizzazioni apprezzabili.
L'Universit Radiofonica, costituita nel 1938, svolgeva corsi di
lingua italiana per gli ascoltatori stranieri. Solo alcuni
frammentari cicli di conferenze, tenute da docenti delle
universit italiane, si rivolgevano al pubblico dell'istruzione
superiore.
